
Luigi “Gino” Florio, commerciante, appassionato di montagna, manager spirituale, scrittore.
Per Andiamo! ha scritto Déjà Vu e Ponti Sospesi.
Nel 2015 è uscito il romanzo Gli umori del mosto, scritto a quattro mani con Antonio Tanga, di cui abbiamo pubblicato il primo e il secondo capitolo: le vicende di un emigrante di San Severo tra carcere e libertà, sullo sfondo della Milano degli anni ’70 e i personaggi della malavita dell’epoca. La storia si intreccia con eventi cruciali come la morte di Feltrinelli e offre uno spaccato prezioso dell’Italia di 50 anni fa.
Un libro avvincente, da leggere tutto d’un fiato. Inizia così:
Tanto verrà Natale
Non volevo essere un ladro
Da bambino ero terrorizzato da due cose: rimanere solo al buio e diventare un ladro.
Stare al buio in compagnia dei miei fratelli era divertente perché ci dicevamo cose che, alla luce, non ci saremmo mai detti.
Al buio si può confessare tutto e anche essere indifesi perché non si vedono le espressioni dei volti degli altri e, soprattutto, si può arrossire e piangere senza essere visti.
Ma quando alla mancanza di luce si aggiungeva la solitudine, il vuoto nero intorno a me si riempiva di mostri e spiriti pronti a ghermirmi e dilaniarmi silenziosi.
Diventare ladro significava invece, nella mia mente di allora, vivere al buio, di notte, ed essere inseguito, saltando di tetto in tetto, da altre oscure presenze ancor più indecifrabili: dovevano essere entità benigne poiché inseguivano un ladro e, quindi, stavano dalla parte della Giustizia ma dovevano essere anche maligne perché inseguivano me.
I miei terrori, però, non m’impedivano di essere felice. Avevo quattro fratelli, una mamma, un padre, la gioia e l’energia dell’adolescenza.

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